Codice di comportamento

Categoria: Regolamenti Scritto da Super User
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
 
  Visto l'articolo 87, quinto comma, della Costituzione; 
  Visto l'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400; 
  Visto il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante  "Norme
generali  sull'ordinamento   del   lavoro   alle   dipendenze   delle
amministrazioni pubbliche"; 
  Visto, in particolare, l'articolo 54 del decreto legislativo n. 165
del 2001, come sostituito dall'articolo 1, comma 44,  della  legge  6
novembre 2012, n. 190, che  prevede  l'emanazione  di  un  Codice  di
comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni al  fine
di assicurare la qualita' dei servizi, la prevenzione dei fenomeni di
corruzione, il  rispetto  dei  doveri  costituzionali  di  diligenza,
lealta', imparzialita' e servizio esclusivo alla cura  dell'interesse
pubblico; 
  Visto il decreto del Ministro per la funzione pubblica 28  novembre
2000, recante "Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche
amministrazioni", pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.  84  del  10
aprile 2001; 
  Vista l'intesa intervenuta in sede di Conferenza unificata  di  cui
all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281,  nella
seduta del 7 febbraio 2013; 
  Udito il parere del Consiglio  di  Stato,  espresso  dalla  Sezione
consultiva per gli atti normativi nell'Adunanza del 21 febbraio 2013; 
  Ritenuto di non poter accogliere le seguenti osservazioni contenute
nel citato parere del Consiglio di Stato con le quali si  chiede:  di
estendere, all'articolo 2, l'ambito soggettivo  di  applicazione  del
presente Codice a tutti i pubblici dipendenti, in considerazione  del
fatto che l'articolo 54 del decreto legislativo n. 165 del 2001, come
modificato dall'articolo 1, comma 44, della legge n.  190  del  2012,
trova applicazione soltanto ai pubblici dipendenti il cui rapporto di
lavoro e' regolato contrattualmente; di prevedere, all'articolo 5, la
valutazione,  da  parte  dell'amministrazione,  della  compatibilita'
dell'adesione o dell'appartenenza del dipendente ad associazioni o ad
organizzazioni, in quanto,  assolto  l'obbligo  di  comunicazione  da
parte del dipendente, l'amministrazione non  appare  legittimata,  in
via preventiva e generale, a  sindacare  la  scelta  associativa;  di
estendere l'obbligo di informazione di cui all'articolo 6,  comma  1,
ai rapporti di collaborazione non retribuiti, in  considerazione  del
fatto che la finalita' della norma e' quella di far emergere  solo  i
rapporti intrattenuti dal dipendente con soggetti esterni che abbiano
risvolti di carattere economico; di eliminare, all'articolo 15, comma
2, il passaggio, agli uffici di disciplina, anche delle funzioni  dei
comitati o uffici etici, in quanto uffici  non  piu'  previsti  dalla
vigente normativa; 
  Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri,  adottata  nella
riunione dell'8 marzo 2013; 
  Sulla proposta del Ministro per la pubblica  amministrazione  e  la
semplificazione; 
 
                              E m a n a 
                      il seguente regolamento: 
 
                               Art. 1 
 
 
                 Disposizioni di carattere generale 
 
  1. Il presente  codice  di  comportamento,  di  seguito  denominato
"Codice", definisce, ai fini dell'articolo 54 del decreto legislativo
30 marzo 2001,  n.  165,  i  doveri  minimi  di  diligenza,  lealta',
imparzialita' e buona condotta che i pubblici dipendenti sono  tenuti
ad osservare. 
  2. Le previsioni del presente Codice sono integrate  e  specificate
dai codici di comportamento adottati dalle singole amministrazioni ai
sensi dell'articolo 54, comma 5, del citato  decreto  legislativo  n.
165 del 2001. 
 
Avvertenza: 
              Il testo delle note qui pubblicato e' stato redatto  ai
          sensi  dell'art.  10,  comma  3,  del  testo  unico   delle
          disposizioni    sulla    promulgazione     delle     leggi,
          sull'emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
          e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica  italiana,
          approvato con d.P.R. 28 dicembre 1985,  n.  1092,  al  solo
          fine di facilitare la lettura delle disposizioni  di  legge
          alle quali e'  operato  il  rinvio.  Restano  invariati  il
          valore e l'efficacia degli atti legislativi qui trascritti. 
          Note alle premesse: 
              - L'art. 87 della Costituzione conferisce, tra l'altro,
          al Presidente della Repubblica il potere di  promulgare  le
          leggi e di emanare i decreti aventi valore di  legge  ed  i
          regolamenti. 
              - Si riporta il testo  dell'art.  17,  comma  1,  della
          legge 23 agosto 1988, n. 400: 
              «Art. 17 (Regolamenti). - 1. Con decreto del Presidente
          della Repubblica, previa deliberazione  del  Consiglio  dei
          ministri, sentito il parere del Consiglio di Stato che deve
          pronunziarsi entro novanta giorni dalla richiesta,  possono
          essere emanati regolamenti per disciplinare: 
                a)   l'esecuzione   delle   leggi   e   dei   decreti
          legislativi, nonche' dei regolamenti comunitari; 
                b) l'attuazione e l'integrazione delle  leggi  e  dei
          decreti legislativi recanti  norme  di  principio,  esclusi
          quelli  relativi  a  materie  riservate   alla   competenza
          regionale; 
                c) le materie in cui manchi la disciplina da parte di
          leggi o di atti aventi forza di legge, sempre  che  non  si
          tratti di materie comunque riservate alla legge; 
                d)  l'organizzazione  ed   il   funzionamento   delle
          amministrazioni pubbliche secondo le  disposizioni  dettate
          dalla legge; 
                e) . 
              2-4-ter (Omissis).». 
              -  Si  riporta  il  testo  dell'art.  54  del   decreto
          legislativo  30  marzo  2001,  n.   165   (Norme   generali
          sull'ordinamento   del   lavoro   alle   dipendenze   delle
          amministrazioni pubbliche); 
              «Art. 54 (Codice di comportamento).  -  1.  Il  Governo
          definisce un codice di comportamento dei  dipendenti  delle
          pubbliche amministrazioni al fine di assicurare la qualita'
          dei servizi, la prevenzione dei fenomeni di corruzione,  il
          rispetto dei doveri costituzionali di  diligenza,  lealta',
          imparzialita' e servizio esclusivo alla cura dell'interesse
          pubblico. Il codice contiene una specifica sezione dedicata
          ai doveri  dei  dirigenti,  articolati  in  relazione  alle
          funzioni  attribuite,  e  comunque  prevede  per  tutti   i
          dipendenti pubblici il divieto di chiedere o di  accettare,
          a qualsiasi titolo, compensi, regali o altre  utilita',  in
          connessione con l'espletamento delle proprie funzioni o dei
          compiti affidati, fatti salvi i regali  d'uso,  purche'  di
          modico valore e  nei  limiti  delle  normali  relazioni  di
          cortesia. 
              2. Il codice,  approvato  con  decreto  del  Presidente
          della Repubblica, previa deliberazione  del  Consiglio  dei
          Ministri,  su  proposta  del  Ministro  per   la   pubblica
          amministrazione e la semplificazione, previa intesa in sede
          di  Conferenza  unificata,  e'  pubblicato  nella  Gazzetta
          Ufficiale e consegnato al dipendente,  che  lo  sottoscrive
          all'atto dell'assunzione. 
              3. La violazione dei doveri  contenuti  nel  codice  di
          comportamento, compresi quelli relativi all'attuazione  del
          Piano  di  prevenzione  della  corruzione,  e'   fonte   di
          responsabilita' disciplinare. La violazione dei  doveri  e'
          altresi' rilevante ai fini  della  responsabilita'  civile,
          amministrativa  e   contabile   ogniqualvolta   le   stesse
          responsabilita' siano collegate alla violazione di  doveri,
          obblighi, leggi o regolamenti. Violazioni gravi o reiterate
          del codice comportano l'applicazione della sanzione di  cui
          all'art. 55-quater, comma 1. 
              4. Per ciascuna magistratura e per  l'Avvocatura  dello
          Stato, gli organi delle associazioni di categoria  adottano
          un codice etico a cui devono aderire gli appartenenti  alla
          magistratura interessata. In caso di inerzia, il codice  e'
          adottato dall'organo di autogoverno. 
              5. Ciascuna  pubblica  amministrazione  definisce,  con
          procedura  aperta  alla  partecipazione  e  previo   parere
          obbligatorio  del   proprio   organismo   indipendente   di
          valutazione, un proprio codice di comportamento che integra
          e specifica il codice di comportamento di cui al  comma  1.
          Al codice di comportamento di  cui  al  presente  comma  si
          applicano le disposizioni del comma  3.  A  tali  fini,  la
          Commissione  per   la   valutazione,   la   trasparenza   e
          l'integrita'  delle   amministrazioni   pubbliche   (CIVIT)
          definisce criteri,  linee  guida  e  modelli  uniformi  per
          singoli settori o tipologie di amministrazione 
              6. Sull'applicazione dei  codici  di  cui  al  presente
          articolo vigilano  i  dirigenti  responsabili  di  ciascuna
          struttura, le strutture di controllo interno e  gli  uffici
          di disciplina. 
              7. Le pubbliche amministrazioni verificano  annualmente
          lo stato di applicazione dei codici e organizzano attivita'
          di formazione del personale per la conoscenza e la corretta
          applicazione degli stessi.». 
              -  Si  riporta  il  testo  dell'art.  8   del   decreto
          legislativo 28 agosto 1997, n. 281: 
              «Art. 8 (Conferenza Stato-citta' ed autonomie locali  e
          Conferenza unificata). - 1. La Conferenza  Stato-citta'  ed
          autonomie locali e' unificata per le materie ed  i  compiti
          di interesse comune  delle  regioni,  delle  province,  dei
          comuni  e  delle  comunita'  montane,  con  la   Conferenza
          Stato-regioni. 
              2. La Conferenza Stato-citta' ed  autonomie  locali  e'
          presieduta dal Presidente del Consiglio dei Ministri o, per
          sua delega, dal Ministro dell'interno o  dal  Ministro  per
          gli  affari   regionali   nella   materia   di   rispettiva
          competenza; ne fanno parte altresi' il Ministro del  tesoro
          e  del  bilancio  e  della  programmazione  economica,   il
          Ministro delle finanze, il Ministro dei lavori pubblici, il
          Ministro della  sanita',  il  presidente  dell'Associazione
          nazionale  dei  comuni  d'Italia  -  ANCI,  il   presidente
          dell'Unione  province  d'Italia  -  UPI  ed  il  presidente
          dell'Unione nazionale comuni, comunita' ed enti  montani  -
          UNCEM. Ne fanno parte inoltre quattordici sindaci designati
          dall'ANCI e sei presidenti di provincia designati dall'UPI.
          Dei  quattordici   sindaci   designati   dall'ANCI   cinque
          rappresentano le  citta'  individuate  dall'art.  17  della
          legge 8 giugno 1990, n. 142. Alle riunioni  possono  essere
          invitati altri membri del Governo,  nonche'  rappresentanti
          di amministrazioni statali, locali o di enti pubblici). 
              3. La Conferenza Stato-citta' ed  autonomie  locali  e'
          convocata almeno ogni tre mesi, e comunque in tutti i  casi
          il presidente ne ravvisi la necessita' o qualora ne  faccia
          richiesta il presidente dell'ANCI, dell'UPI o dell'UNCEM. 
              4. La  Conferenza  unificata  di  cui  al  comma  1  e'
          convocata dal Presidente del  Consiglio  dei  Ministri.  Le
          sedute sono presiedute dal  Presidente  del  Consiglio  dei
          Ministri o, su sua delega,  dal  Ministro  per  gli  affari
          regionali  o,  se  tale  incarico  non  e'  conferito,  dal
          Ministro dell'interno.». 
 
          Note all'art. 1: 
              - Per il testo dell'art. 54 del decreto legislativo  n.
          165 del 2001, si veda nelle note alle premesse. 
                               Art. 2 
 
 
                       Ambito di applicazione 
 
  1. Il presente codice si  applica  ai  dipendenti  delle  pubbliche
amministrazioni  di  cui  all'articolo  1,  comma  2,   del   decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165,  il  cui  rapporto  di  lavoro  e'
disciplinato in base all'articolo  2,  commi  2  e  3,  del  medesimo
decreto. 
  2. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 54,  comma  4,  del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,  le  norme  contenute  nel
presente  codice  costituiscono  principi  di  comportamento  per  le
restanti categorie di personale di  cui  all'articolo  3  del  citato
decreto n. 165 del 2001, in quanto compatibili  con  le  disposizioni
dei rispettivi ordinamenti. 
  3. Le pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del
decreto  legislativo  n.  165  del   2001   estendono,   per   quanto
compatibili, gli obblighi di condotta previsti dal presente codice  a
tutti i  collaboratori  o  consulenti,  con  qualsiasi  tipologia  di
contratto o incarico e a qualsiasi titolo, ai titolari di organi e di
incarichi negli uffici  di  diretta  collaborazione  delle  autorita'
politiche, nonche' nei confronti dei collaboratori a qualsiasi titolo
di imprese fornitrici di beni o servizi e  che  realizzano  opere  in
favore dell'amministrazione. A tale fine, negli atti  di  incarico  o
nei contratti di acquisizioni delle collaborazioni, delle  consulenze
o dei servizi, le amministrazioni inseriscono apposite disposizioni o
clausole  di  risoluzione  o  decadenza  del  rapporto  in  caso   di
violazione degli obblighi derivanti dal presente codice. 
  4. Le disposizioni del presente codice si applicano alle regioni  a
statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano  nel
rispetto delle attribuzioni derivanti dagli statuti speciali e  delle
relative  norme  di  attuazione,  in  materia  di  organizzazione   e
contrattazione collettiva del proprio personale, di quello  dei  loro
enti  funzionali  e  di  quello  degli  enti  locali  del  rispettivo
territorio. 
 
Note all'art. 2: 
              - Si riportano il testo degli articoli 1 e 3 del citato
          decreto legislativo n. 165 del 2001: 
              «Art.1 (Finalita' ed ambito di applicazione). -  1.  Le
          disposizioni    del    presente    decreto     disciplinano
          l'organizzazione degli uffici e i rapporti di lavoro  e  di
          impiego alle dipendenze  delle  amministrazioni  pubbliche,
          tenuto conto delle  autonomie  locali  e  di  quelle  delle
          regioni e delle province autonome, nel  rispetto  dell'art.
          97, comma primo, della Costituzione, al fine di: 
                a) accrescere l'efficienza delle  amministrazioni  in
          relazione a quella dei corrispondenti uffici e servizi  dei
          Paesi dell'Unione europea,  anche  mediante  il  coordinato
          sviluppo di sistemi informativi pubblici; 
                b)  razionalizzare  il  costo  del  lavoro  pubblico,
          contenendo la spesa complessiva per il personale, diretta e
          indiretta, entro i vincoli di finanza pubblica; 
                c) realizzare la migliore utilizzazione delle risorse
          umane  nelle  pubbliche  amministrazioni,  assicurando   la
          formazione e  lo  sviluppo  professionale  dei  dipendenti,
          applicando condizioni uniformi rispetto a quelle del lavoro
          privato, garantendo pari opportunita' alle  lavoratrici  ed
          ai lavoratori  nonche'  l'assenza  di  qualunque  forma  di
          discriminazione e di violenza morale o psichica. 
              2. Per amministrazioni pubbliche si intendono tutte  le
          amministrazioni dello Stato, ivi compresi  gli  istituti  e
          scuole di ogni ordine e grado e le  istituzioni  educative,
          le aziende ed amministrazioni dello  Stato  ad  ordinamento
          autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni,  le  Comunita'
          montane, e loro consorzi  e  associazioni,  le  istituzioni
          universitarie, gli  Istituti  autonomi  case  popolari,  le
          Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e
          loro associazioni, tutti gli enti  pubblici  non  economici
          nazionali,  regionali  e  locali,  le  amministrazioni,  le
          aziende  e  gli  enti  del  Servizio  sanitario  nazionale,
          l'Agenzia per la rappresentanza negoziale  delle  pubbliche
          amministrazioni (ARAN) e  le  Agenzie  di  cui  al  decreto
          legislativo 30 luglio 1999, n.  300.  Fino  alla  revisione
          organica della disciplina di settore,  le  disposizioni  di
          cui al presente decreto continuano ad applicarsi  anche  al
          CONI. 
              3. Le disposizioni del presente  decreto  costituiscono
          principi  fondamentali  ai  sensi   dell'art.   117   della
          Costituzione. Le Regioni a statuto ordinario  si  attengono
          ad esse tenendo conto  delle  peculiarita'  dei  rispettivi
          ordinamenti. I principi desumibili dall'art. 2 della  legge
          23 ottobre 1992, n.  421,  e  successive  modificazioni,  e
          dall'art. 11, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59,  e
          successive  modificazioni  ed  integrazioni,  costituiscono
          altresi', per le  Regioni  a  statuto  speciale  e  per  le
          province  autonome  di   Trento   e   di   Bolzano,   norme
          fondamentali    di    riforma    economico-sociale    della
          Repubblica.». 
              «Art. 3 (Personale in regime di diritto pubblico). - 1.
          In deroga all'art. 2, commi 2 e 3,  rimangono  disciplinati
          dai  rispettivi   ordinamenti:   i   magistrati   ordinari,
          amministrativi e  contabili,  gli  avvocati  e  procuratori
          dello Stato, il personale militare e delle Forze di polizia
          di Stato, il personale della carriera diplomatica  e  della
          carriera prefettizia, nonche' i dipendenti degli  enti  che
          svolgono  la  loro  attivita'  nelle  materie   contemplate
          dall'art. 1 del decreto legislativo  del  Capo  provvisorio
          dello Stato 17 luglio 1947, n. 691, e dalle leggi 4  giugno
          1985, n. 281, e successive modificazioni ed integrazioni, e
          10 ottobre 1990, n. 287. 
              1-bis. In deroga all'art. 2, commi 2 e 3,  il  rapporto
          di impiego del personale, anche  di  livello  dirigenziale,
          del Corpo  nazionale  dei  vigili  del  fuoco,  esclusi  il
          personale volontario previsto dal  regolamento  di  cui  al
          decreto del Presidente della Repubblica 2 novembre 2000, n.
          362, e il personale volontario di leva, e' disciplinato  in
          regime di diritto pubblico  secondo  autonome  disposizioni
          ordinamentali. 
              1-ter. In deroga all'art. 2, commi 2 e 3, il  personale
          della carriera dirigenziale penitenziaria  e'  disciplinato
          dal rispettivo ordinamento. 
              2.  Il  rapporto  di  impiego  dei  professori  e   dei
          ricercatori   universitari   resta    disciplinato    dalle
          disposizioni  rispettivamente  vigenti,  in  attesa   della
          specifica disciplina che la regoli in modo organico  ed  in
          conformita' ai principi della  autonomia  universitaria  di
          cui all'art. 33 della Costituzione ed  agli  articoli  6  e
          seguenti della legge 9 maggio 1989, n.  168,  e  successive
          modificazioni ed integrazioni, tenuto conto dei principi di
          cui all'art. 2, comma 1, della legge 23  ottobre  1992,  n.
          421.». 
Art. 3 
 
 
                          Principi generali 
 
  1. Il dipendente osserva la Costituzione, servendo la  Nazione  con
disciplina ed onore e conformando la propria condotta ai principi  di
buon  andamento  e  imparzialita'  dell'azione   amministrativa.   Il
dipendente  svolge  i  propri  compiti  nel  rispetto  della   legge,
perseguendo l'interesse pubblico senza abusare della posizione o  dei
poteri di cui e' titolare. 
  2. Il  dipendente  rispetta  altresi'  i  principi  di  integrita',
correttezza, buona fede, proporzionalita', obiettivita', trasparenza,
equita' e ragionevolezza e agisce  in  posizione  di  indipendenza  e
imparzialita', astenendosi in caso di conflitto di interessi. 
  3. Il dipendente non usa a fini  privati  le  informazioni  di  cui
dispone per ragioni di ufficio, evita situazioni e comportamenti  che
possano ostacolare il corretto adempimento dei compiti o nuocere agli
interessi o all'immagine della pubblica amministrazione.  Prerogative
e poteri pubblici sono esercitati  unicamente  per  le  finalita'  di
interesse generale per le quali sono stati conferiti. 
  4. Il dipendente esercita  i  propri  compiti  orientando  l'azione
amministrativa alla massima economicita', efficienza ed efficacia. La
gestione  di  risorse  pubbliche  ai  fini  dello  svolgimento  delle
attivita' amministrative deve seguire una logica di contenimento  dei
costi, che non pregiudichi la qualita' dei risultati. 
  5. Nei rapporti con i destinatari  dell'azione  amministrativa,  il
dipendente assicura la piena parita'  di  trattamento  a  parita'  di
condizioni, astenendosi, altresi', da azioni arbitrarie  che  abbiano
effetti negativi sui destinatari  dell'azione  amministrativa  o  che
comportino discriminazioni basate  su  sesso,  nazionalita',  origine
etnica,  caratteristiche  genetiche,  lingua,  religione   o   credo,
convinzioni personali  o  politiche,  appartenenza  a  una  minoranza
nazionale, disabilita',  condizioni  sociali  o  di  salute,  eta'  e
orientamento sessuale o su altri diversi fattori. 
  6.   Il   dipendente   dimostra   la   massima   disponibilita'   e
collaborazione nei rapporti con le altre  pubbliche  amministrazioni,
assicurando lo scambio e la trasmissione  delle  informazioni  e  dei
dati  in  qualsiasi  forma  anche  telematica,  nel  rispetto   della
normativa vigente. 
Art. 4 
 
 
                  Regali, compensi e altre utilita' 
 
  1. Il dipendente non chiede, ne' sollecita, per se'  o  per  altri,
regali o altre utilita'. 
  2. Il dipendente non accetta, per se' o per altri, regali  o  altre
utilita',  salvo   quelli   d'uso   di   modico   valore   effettuati
occasionalmente nell'ambito delle normali  relazioni  di  cortesia  e
nell'ambito  delle  consuetudini  internazionali.   In   ogni   caso,
indipendentemente dalla circostanza che il fatto  costituisca  reato,
il dipendente non chiede,  per  se'  o  per  altri,  regali  o  altre
utilita', neanche di modico valore  a  titolo  di  corrispettivo  per
compiere o per aver compiuto un atto del proprio ufficio da  soggetti
che  possano  trarre  benefici  da  decisioni  o  attivita'  inerenti
all'ufficio, ne' da soggetti nei cui confronti e' o  sta  per  essere
chiamato a svolgere o  a  esercitare  attivita'  o  potesta'  proprie
dell'ufficio ricoperto. 
  3. Il dipendente non accetta, per se' o per altri,  da  un  proprio
subordinato, direttamente o indirettamente, regali o altre  utilita',
salvo quelli  d'uso  di  modico  valore.  Il  dipendente  non  offre,
direttamente o indirettamente, regali o altre utilita' a  un  proprio
sovraordinato, salvo quelli d'uso di modico valore. 
  4. I regali e le altre utilita' comunque ricevuti  fuori  dai  casi
consentiti dal presente articolo, a cura dello stesso dipendente  cui
siano   pervenuti,   sono   immediatamente   messi   a   disposizione
dell'Amministrazione per la restituzione o per essere devoluti a fini
istituzionali. 
  5. Ai fini del presente articolo, per regali o  altre  utilita'  di
modico valore si intendono quelle di valore  non  superiore,  in  via
orientativa, a 150 euro, anche sotto forma di  sconto.  I  codici  di
comportamento  adottati   dalle   singole   amministrazioni   possono
prevedere  limiti  inferiori,   anche   fino   all'esclusione   della
possibilita'  di  riceverli,  in   relazione   alle   caratteristiche
dell'ente e alla tipologia delle mansioni. 
  6.  Il  dipendente  non  accetta  incarichi  di  collaborazione  da
soggetti privati che abbiano, o abbiano avuto nel biennio precedente,
un  interesse  economico  significativo  in  decisioni  o   attivita'
inerenti all'ufficio di appartenenza. 
  7.  Al  fine  di  preservare   il   prestigio   e   l'imparzialita'
dell'amministrazione,  il  responsabile  dell'ufficio  vigila   sulla
corretta applicazione del presente articolo. 
Art. 5 
 
 
           Partecipazione ad associazioni e organizzazioni 
 
  1.  Nel  rispetto  della  disciplina   vigente   del   diritto   di
associazione, il dipendente comunica tempestivamente al  responsabile
dell'ufficio di appartenenza la propria adesione  o  appartenenza  ad
associazioni od organizzazioni,  a  prescindere  dal  loro  carattere
riservato o meno, i cui ambiti di interessi possano  interferire  con
lo svolgimento dell'attivita' dell'ufficio. Il presente comma non  si
applica all'adesione a partiti politici o a sindacati. 
  2. Il pubblico dipendente non costringe altri dipendenti ad aderire
ad associazioni od organizzazioni,  ne'  esercita  pressioni  a  tale
fine, promettendo vantaggi o prospettando svantaggi di carriera. 
Art. 6 
 
 
              Comunicazione degli interessi finanziari 
                       e conflitti d'interesse 
 
  1. Fermi restando gli obblighi di trasparenza previsti da  leggi  o
regolamenti, il dipendente, all'atto  dell'assegnazione  all'ufficio,
informa per iscritto il dirigente dell'ufficio di tutti  i  rapporti,
diretti o  indiretti,  di  collaborazione  con  soggetti  privati  in
qualunque modo retribuiti che lo stesso abbia  o  abbia  avuto  negli
ultimi tre anni, precisando: 
    a) se in prima persona, o suoi parenti o affini entro il  secondo
grado, il coniuge o il convivente abbiano ancora rapporti  finanziari
con  il  soggetto  con  cui  ha  avuto   i   predetti   rapporti   di
collaborazione; 
    b) se tali rapporti siano intercorsi o intercorrano con  soggetti
che abbiano interessi in attivita' o decisioni inerenti  all'ufficio,
limitatamente alle pratiche a lui affidate. 
  2. Il dipendente si  astiene  dal  prendere  decisioni  o  svolgere
attivita' inerenti alle sue  mansioni  in  situazioni  di  conflitto,
anche potenziale, di interessi con interessi personali, del  coniuge,
di conviventi, di parenti, di  affini  entro  il  secondo  grado.  Il
conflitto puo' riguardare interessi di qualsiasi  natura,  anche  non
patrimoniali, come quelli derivanti dall'intento di voler assecondare
pressioni politiche, sindacali o dei superiori gerarchici. 
Art. 7 
 
 
                        Obbligo di astensione 
 
  1.  Il  dipendente  si  astiene  dal  partecipare  all'adozione  di
decisioni o ad attivita' che possano  coinvolgere  interessi  propri,
ovvero di suoi parenti, affini entro il secondo grado, del coniuge  o
di conviventi, oppure di persone  con  le  quali  abbia  rapporti  di
frequentazione abituale, ovvero, di soggetti  od  organizzazioni  con
cui egli o il coniuge abbia  causa  pendente  o  grave  inimicizia  o
rapporti di credito o debito significativi,  ovvero  di  soggetti  od
organizzazioni di cui sia tutore,  curatore,  procuratore  o  agente,
ovvero  di  enti,  associazioni  anche  non  riconosciute,  comitati,
societa' o  stabilimenti  di  cui  sia  amministratore  o  gerente  o
dirigente. Il dipendente  si  astiene  in  ogni  altro  caso  in  cui
esistano gravi ragioni  di  convenienza.  Sull'astensione  decide  il
responsabile dell'ufficio di appartenenza. 
Art. 8 
 
 
                    Prevenzione della corruzione 
 
  1. Il dipendente rispetta le  misure  necessarie  alla  prevenzione
degli illeciti nell'amministrazione. In  particolare,  il  dipendente
rispetta le prescrizioni contenute nel piano per la prevenzione della
corruzione,  presta  la  sua  collaborazione  al  responsabile  della
prevenzione della corruzione e, fermo restando l'obbligo di  denuncia
all'autorita' giudiziaria, segnala al  proprio  superiore  gerarchico
eventuali situazioni di  illecito  nell'amministrazione  di  cui  sia
venuto a conoscenza. 
Art. 9 
 
 
                    Trasparenza e tracciabilita' 
 
  1.  Il  dipendente  assicura  l'adempimento   degli   obblighi   di
trasparenza previsti in capo alle pubbliche  amministrazioni  secondo
le   disposizioni   normative   vigenti,   prestando    la    massima
collaborazione nell'elaborazione, reperimento e trasmissione dei dati
sottoposti all'obbligo di pubblicazione sul sito istituzionale. 
  2.  La  tracciabilita'  dei  processi  decisionali   adottati   dai
dipendenti deve essere, in tutti  i  casi,  garantita  attraverso  un
adeguato supporto  documentale,  che  consenta  in  ogni  momento  la
replicabilita'. 
Art. 10 
 
 
                 Comportamento nei rapporti privati 
 
  1. Nei rapporti privati, comprese le relazioni extralavorative  con
pubblici ufficiali nell'esercizio delle loro funzioni, il  dipendente
non   sfrutta,   ne'    menziona    la    posizione    che    ricopre
nell'amministrazione per ottenere utilita' che non gli spettino e non
assume nessun altro  comportamento  che  possa  nuocere  all'immagine
dell'amministrazione. 
Art. 11 
 
 
                      Comportamento in servizio 
 
  1.  Fermo  restando  il  rispetto  dei  termini  del   procedimento
amministrativo, il dipendente, salvo giustificato motivo, non ritarda
ne' adotta comportamenti tali da far ricadere su altri dipendenti  il
compimento  di  attivita'  o  l'adozione  di  decisioni  di   propria
spettanza. 
  2. Il dipendente utilizza i  permessi  di  astensione  dal  lavoro,
comunque denominati, nel rispetto  delle  condizioni  previste  dalla
legge, dai regolamenti e dai contratti collettivi. 
  3. Il dipendente utilizza il materiale o  le  attrezzature  di  cui
dispone per ragioni di ufficio e i servizi  telematici  e  telefonici
dell'ufficio nel rispetto dei vincoli posti dall'amministrazione.  Il
dipendente utilizza i mezzi di trasporto dell'amministrazione  a  sua
disposizione soltanto  per  lo  svolgimento  dei  compiti  d'ufficio,
astenendosi dal trasportare terzi, se non per motivi d'ufficio. 
Art. 12 
 
 
                      Rapporti con il pubblico 
 
  1. Il dipendente in rapporto con  il  pubblico  si  fa  riconoscere
attraverso l'esposizione in modo visibile del badge od altro supporto
identificativo  messo  a  disposizione  dall'amministrazione,   salvo
diverse disposizioni  di  servizio,  anche  in  considerazione  della
sicurezza dei dipendenti, opera con spirito di servizio, correttezza,
cortesia e disponibilita' e, nel rispondere  alla  corrispondenza,  a
chiamate telefoniche e ai messaggi di posta elettronica, opera  nella
maniera  piu'  completa  e  accurata  possibile.  Qualora   non   sia
competente  per  posizione  rivestita  o   per   materia,   indirizza
l'interessato al funzionario  o  ufficio  competente  della  medesima
amministrazione. Il dipendente, fatte  salve  le  norme  sul  segreto
d'ufficio, fornisce le spiegazioni che gli siano richieste in  ordine
al comportamento proprio e di altri dipendenti dell'ufficio dei quali
ha la  responsabilita'  od  il  coordinamento.  Nelle  operazioni  da
svolgersi e nella trattazione delle pratiche il dipendente  rispetta,
salvo diverse esigenze di servizio  o  diverso  ordine  di  priorita'
stabilito dall'amministrazione, l'ordine cronologico  e  non  rifiuta
prestazioni a cui sia tenuto con motivazioni generiche. Il dipendente
rispetta gli appuntamenti con i cittadini e risponde senza ritardo ai
loro reclami. 
  2.  Salvo  il  diritto  di  esprimere  valutazioni   e   diffondere
informazioni a tutela dei diritti sindacali, il dipendente si astiene
da    dichiarazioni     pubbliche     offensive     nei     confronti
dell'amministrazione. 
  3.  Il  dipendente  che  svolge  la  sua  attivita'  lavorativa  in
un'amministrazione che fornisce servizi al pubblico cura il  rispetto
degli   standard    di    qualita'    e    di    quantita'    fissati
dall'amministrazione anche  nelle  apposite  carte  dei  servizi.  Il
dipendente opera al fine di assicurare la continuita'  del  servizio,
di consentire agli utenti la scelta tra  i  diversi  erogatori  e  di
fornire loro informazioni sulle modalita' di prestazione del servizio
e sui livelli di qualita'. 
  4. Il  dipendente  non  assume  impegni  ne'  anticipa  l'esito  di
decisioni o azioni proprie o altrui inerenti all'ufficio, al di fuori
dei casi consentiti. Fornisce informazioni e notizie relative ad atti
od operazioni amministrative, in  corso  o  conclusi,  nelle  ipotesi
previste dalle disposizioni di legge e regolamentari  in  materia  di
accesso, informando sempre  gli  interessati  della  possibilita'  di
avvalersi anche  dell'Ufficio  per  le  relazioni  con  il  pubblico.
Rilascia copie ed  estratti  di  atti  o  documenti  secondo  la  sua
competenza, con le modalita' stabilite  dalle  norme  in  materia  di
accesso e dai regolamenti della propria amministrazione. 
  5. Il dipendente osserva il segreto d'ufficio  e  la  normativa  in
materia di tutela e trattamento dei dati  personali  e,  qualora  sia
richiesto oralmente di  fornire  informazioni,  atti,  documenti  non
accessibili tutelati dal segreto d'ufficio o  dalle  disposizioni  in
materia di dati personali, informa  il  richiedente  dei  motivi  che
ostano all'accoglimento della richiesta. Qualora non sia competente a
provvedere  in  merito  alla  richiesta  cura,   sulla   base   delle
disposizioni interne,  che  la  stessa  venga  inoltrata  all'ufficio
competente della medesima amministrazione. 
                               Art. 13 
 
 
              Disposizioni particolari per i dirigenti 
 
  1. Ferma  restando  l'applicazione  delle  altre  disposizioni  del
Codice, le norme del presente articolo si applicano ai dirigenti, ivi
compresi i titolari di incarico ai sensi dell'articolo 19,  comma  6,
del decreto legislativo n. 165  del  2001  e  dell'articolo  110  del
decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ai soggetti che  svolgono
funzioni equiparate ai dirigenti operanti  negli  uffici  di  diretta
collaborazione  delle  autorita'  politiche,  nonche'  ai  funzionari
responsabili  di  posizione  organizzativa  negli   enti   privi   di
dirigenza. 
  2. Il dirigente svolge con diligenza le funzioni ad esso  spettanti
in  base  all'atto  di  conferimento  dell'incarico,   persegue   gli
obiettivi assegnati e adotta un comportamento organizzativo  adeguato
per l'assolvimento dell'incarico. 
  3. Il dirigente,  prima  di  assumere  le  sue  funzioni,  comunica
all'amministrazione le partecipazioni azionarie e gli altri interessi
finanziari che  possano  porlo  in  conflitto  di  interessi  con  la
funzione pubblica che svolge e dichiara se ha parenti e affini  entro
il secondo grado,  coniuge  o  convivente  che  esercitano  attivita'
politiche, professionali o economiche  che  li  pongano  in  contatti
frequenti con l'ufficio che dovra' dirigere  o  che  siano  coinvolti
nelle decisioni o nelle attivita' inerenti all'ufficio. Il  dirigente
fornisce le informazioni sulla propria situazione patrimoniale  e  le
dichiarazioni annuali dei redditi soggetti  all'imposta  sui  redditi
delle persone fisiche previste dalla legge. 
  4. Il dirigente assume atteggiamenti leali e trasparenti  e  adotta
un comportamento esemplare e imparziale nei rapporti con i  colleghi,
i  collaboratori  e  i  destinatari  dell'azione  amministrativa.  Il
dirigente cura, altresi', che le risorse  assegnate  al  suo  ufficio
siano utilizzate per finalita'  esclusivamente  istituzionali  e,  in
nessun caso, per esigenze personali. 
  5. Il dirigente cura, compatibilmente con le  risorse  disponibili,
il  benessere  organizzativo  nella  struttura  a  cui  e'  preposto,
favorendo l'instaurarsi di  rapporti  cordiali  e  rispettosi  tra  i
collaboratori, assume iniziative finalizzate alla circolazione  delle
informazioni, alla  formazione  e  all'aggiornamento  del  personale,
all'inclusione e alla valorizzazione delle differenze di  genere,  di
eta' e di condizioni personali. 
  6. Il dirigente assegna l'istruttoria delle pratiche sulla base  di
un'equa ripartizione  del  carico  di  lavoro,  tenendo  conto  delle
capacita', delle attitudini e della professionalita' del personale  a
sua disposizione. Il dirigente affida  gli  incarichi  aggiuntivi  in
base alla professionalita' e, per quanto possibile,  secondo  criteri
di rotazione. 
  7. Il dirigente svolge la valutazione del personale assegnato  alla
struttura  cui  e'  preposto  con  imparzialita'  e  rispettando   le
indicazioni ed i tempi prescritti. 
  8.  Il  dirigente  intraprende  con  tempestivita'  le   iniziative
necessarie ove venga a conoscenza di un illecito, attiva e  conclude,
se  competente,  il   procedimento   disciplinare,   ovvero   segnala
tempestivamente l'illecito all'autorita' disciplinare, prestando  ove
richiesta  la  propria  collaborazione  e   provvede   ad   inoltrare
tempestiva denuncia all'autorita' giudiziaria penale  o  segnalazione
alla corte dei conti per le rispettive competenze. Nel  caso  in  cui
riceva segnalazione di un illecito da parte di un dipendente,  adotta
ogni cautela di legge affinche' sia tutelato il segnalante e non  sia
indebitamente   rilevata   la   sua   identita'   nel    procedimento
disciplinare, ai sensi dell'articolo 54-bis del  decreto  legislativo
n. 165 del 2001. 
  9. Il dirigente, nei  limiti  delle  sue  possibilita',  evita  che
notizie  non   rispondenti   al   vero   quanto   all'organizzazione,
all'attivita' e ai dipendenti pubblici possano diffondersi. Favorisce
la diffusione della conoscenza di buone prassi e buoni esempi al fine
di rafforzare il senso di fiducia nei confronti dell'amministrazione. 
 
Note all'art. 13: 
              - Si riporta il testo dell'art. 19 del  citato  decreto
          legislativo n. 165 del 2001: 
              «Art. 19 (Incarichi di funzioni dirigenziali). - 1.  Ai
          fini del  conferimento  di  ciascun  incarico  di  funzione
          dirigenziale si tiene conto, in  relazione  alla  natura  e
          alle caratteristiche degli  obiettivi  prefissati  ed  alla
          complessita' della struttura interessata, delle  attitudini
          e delle capacita' professionali del singolo dirigente,  dei
          risultati conseguiti in precedenza nell'amministrazione  di
          appartenenza e della relativa valutazione, delle specifiche
          competenze   organizzative   possedute,    nonche'    delle
          esperienze di direzione eventualmente maturate  all'estero,
          presso il settore privato o  presso  altre  amministrazioni
          pubbliche, purche' attinenti al conferimento dell'incarico.
          Al conferimento degli incarichi e al passaggio ad incarichi
          diversi non si applica l'art. 2103 del codice civile. 
              1-bis.  L'amministrazione  rende   conoscibili,   anche
          mediante  pubblicazione  di  apposito   avviso   sul   sito
          istituzionale, il  numero  e  la  tipologia  dei  posti  di
          funzione  che  si  rendono  disponibili   nella   dotazione
          organica  ed   i   criteri   di   scelta;   acquisisce   le
          disponibilita' dei dirigenti interessati e le valuta. 
              1-ter.  Gli  incarichi  dirigenziali   possono   essere
          revocati esclusivamente nei casi e con le modalita' di  cui
          all'art. 21, comma 1, secondo periodo. 
              2. Tutti gli incarichi di funzione  dirigenziale  nelle
          amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo,
          sono  conferiti  secondo  le  disposizioni   del   presente
          articolo.   Con   il    provvedimento    di    conferimento
          dell'incarico,  ovvero  con  separato   provvedimento   del
          Presidente  del  Consiglio  dei  ministri  o  del  Ministro
          competente per gli  incarichi  di  cui  al  comma  3,  sono
          individuati l'oggetto  dell'incarico  e  gli  obiettivi  da
          conseguire, con riferimento alle priorita', ai piani  e  ai
          programmi definiti dall'organo di vertice nei  propri  atti
          di indirizzo e alle eventuali modifiche  degli  stessi  che
          intervengano nel corso  del  rapporto,  nonche'  la  durata
          dell'incarico, che deve  essere  correlata  agli  obiettivi
          prefissati e che, comunque, non puo' essere inferiore a tre
          anni ne' eccedere il termine  di  cinque  anni.  La  durata
          dell'incarico puo' essere inferiore a tre anni se  coincide
          con il conseguimento del limite di eta' per il collocamento
          a riposo dell'interessato. Gli incarichi sono  rinnovabili.
          Al provvedimento di conferimento  dell'incarico  accede  un
          contratto individuale con cui e' definito il corrispondente
          trattamento economico, nel rispetto dei  principi  definiti
          dall'art. 24. E' sempre ammessa la risoluzione  consensuale
          del rapporto. In caso di primo conferimento ad un dirigente
          della seconda fascia di incarichi  di  uffici  dirigenziali
          generali o di funzioni equiparate, la durata  dell'incarico
          e' pari a tre  anni.  Resta  fermo  che  per  i  dipendenti
          statali titolari di incarichi di funzioni  dirigenziali  ai
          sensi del  presente  articolo,  ai  fini  dell'applicazione
          dell'art. 43, comma 1, del  decreto  del  Presidente  della
          Repubblica  29  dicembre  1973,  n.  1092,   e   successive
          modificazioni,   l'ultimo    stipendio    va    individuato
          nell'ultima    retribuzione    percepita    in    relazione
          all'incarico  svolto.  Nell'ipotesi  prevista   dal   terzo
          periodo del presente comma, ai fini della liquidazione  del
          trattamento di fine servizio, comunque denominato,  nonche'
          dell'applicazione dell'art. 43, comma 1,  del  decreto  del
          Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973,  n.  1092,  e
          successive modificazioni, l'ultimo stipendio va individuato
          nell'ultima retribuzione percepita prima  del  conferimento
          dell'incarico avente durata inferiore a tre anni. 
              3. Gli incarichi di Segretario generale  di  ministeri,
          gli incarichi di direzione di strutture articolate al  loro
          interno in uffici dirigenziali generali e quelli di livello
          equivalente sono conferiti con decreto del Presidente della
          Repubblica,  previa   deliberazione   del   Consiglio   dei
          ministri, su proposta del Ministro competente, a  dirigenti
          della prima fascia dei ruoli di  cui  all'art.  23  o,  con
          contratto a tempo determinato, a persone in possesso  delle
          specifiche  qualita'  professionali  e  nelle   percentuali
          previste dal comma 6. 
              4. Gli incarichi di funzione  dirigenziale  di  livello
          generale sono conferiti  con  decreto  del  Presidente  del
          Consiglio  dei   ministri,   su   proposta   del   Ministro
          competente, a dirigenti della prima fascia dei ruoli di cui
          all'art. 23 o, in misura non  superiore  al  70  per  cento
          della relativa dotazione, agli altri dirigenti appartenenti
          ai  medesimi  ruoli   ovvero,   con   contratto   a   tempo
          determinato,  a  persone  in  possesso   delle   specifiche
          qualita' professionali richieste  dal  comma  6.  4-bis.  I
          criteri  di  conferimento  degli  incarichi   di   funzione
          dirigenziale di livello generale, conferiti  ai  sensi  del
          comma  4  del  presente  articolo,  tengono   conto   delle
          condizioni di pari opportunita' di cui all'art. 7. 
              5. Gli incarichi di direzione degli uffici  di  livello
          dirigenziale sono conferiti, dal dirigente dell'ufficio  di
          livello dirigenziale generale, ai  dirigenti  assegnati  al
          suo ufficio ai sensi dell'art. 4, comma 1, lettera c). 
              5-bis. Gli incarichi di cui ai commi da 1 a  5  possono
          essere conferiti, da  ciascuna  amministrazione,  entro  il
          limite del  10  per  cento  della  dotazione  organica  dei
          dirigenti appartenenti alla prima fascia dei ruoli  di  cui
          all'art. 23 e del 5 per cento della dotazione  organica  di
          quelli appartenenti alla seconda fascia, anche a  dirigenti
          non appartenenti ai ruoli  di  cui  al  medesimo  art.  23,
          purche' dipendenti delle amministrazioni di cui all'art. 1,
          comma  2,   ovvero   di   organi   costituzionali,   previo
          collocamento fuori ruolo, comando o  analogo  provvedimento
          secondo i rispettivi ordinamenti. 
              5-ter. I criteri di  conferimento  degli  incarichi  di
          direzione degli uffici di livello  dirigenziale,  conferiti
          ai sensi del comma 5 del presente articolo,  tengono  conto
          delle condizioni di pari opportunita' di cui all'art. 7. 
              6. Gli incarichi di cui ai  commi  da  1  a  5  possono
          essere conferiti, da  ciascuna  amministrazione,  entro  il
          limite del  10  per  cento  della  dotazione  organica  dei
          dirigenti appartenenti alla prima fascia dei ruoli  di  cui
          all'art. 23 e dell'8 per cento della dotazione organica  di
          quelli  appartenenti   alla   seconda   fascia,   a   tempo
          determinato ai soggetti indicati  dal  presente  comma.  La
          durata di tali incarichi, comunque, non puo' eccedere,  per
          gli incarichi di funzione dirigenziale di cui ai commi 3  e
          4, il termine di tre anni, e, per gli  altri  incarichi  di
          funzione dirigenziale, il  termine  di  cinque  anni.  Tali
          incarichi sono conferiti, fornendone esplicita motivazione,
          a  persone  di  particolare  e  comprovata   qualificazione
          professionale,     non      rinvenibile      nei      ruoli
          dell'Amministrazione,  che  abbiano  svolto  attivita'   in
          organismi  ed  enti  pubblici  o  privati  ovvero   aziende
          pubbliche o private con esperienza acquisita per almeno  un
          quinquennio  in  funzioni  dirigenziali,  o   che   abbiano
          conseguito una particolare specializzazione  professionale,
          culturale  e  scientifica   desumibile   dalla   formazione
          universitaria   e   postuniversitaria,   da   pubblicazioni
          scientifiche e da concrete esperienze  di  lavoro  maturate
          per almeno un  quinquennio,  anche  presso  amministrazioni
          statali,  ivi  comprese   quelle   che   conferiscono   gli
          incarichi, in posizioni funzionali previste  per  l'accesso
          alla dirigenza, o che provengano dai settori della ricerca,
          della docenza universitaria, delle magistrature e dei ruoli
          degli avvocati e procuratori dello  Stato.  Il  trattamento
          economico  puo'  essere   integrato   da   una   indennita'
          commisurata alla  specifica  qualificazione  professionale,
          tenendo conto della  temporaneita'  del  rapporto  e  delle
          condizioni di mercato relative alle  specifiche  competenze
          professionali. Per il periodo di  durata  dell'incarico,  i
          dipendenti delle pubbliche amministrazioni  sono  collocati
          in   aspettativa   senza   assegni,   con    riconoscimento
          dell'anzianita' di servizio. 
              6-bis. Fermo restando il  contingente  complessivo  dei
          dirigenti di prima o seconda fascia il quoziente  derivante
          dall'applicazione delle percentuali previste dai  commi  4,
          5-bis e 6, e' arrotondato all'unita' inferiore, se il primo
          decimale e' inferiore a cinque, o all'unita' superiore,  se
          esso e' uguale o superiore a cinque. 
              6-ter. Il comma 6 ed il comma 6-bis si  applicano  alle
          amministrazioni di cui all'art. 1, comma 2. 
              6-quater. Per gli enti  locali  il  numero  complessivo
          degli  incarichi  a  contratto  nella  dotazione   organica
          dirigenziale, conferibili ai sensi dell'art. 110, comma  1,
          del testo unico delle  leggi  sull'ordinamento  degli  enti
          locali, di cui al decreto legislativo 18  agosto  2000,  n.
          267, e' stabilito nel limite massimo del 10 per cento della
          dotazione organica della  qualifica  dirigenziale  a  tempo
          indeterminato. Per i comuni  con  popolazione  inferiore  o
          pari a 100.000 abitanti il limite massimo di cui  al  primo
          periodo del presente comma e' pari al 20  per  cento  della
          dotazione organica della  qualifica  dirigenziale  a  tempo
          indeterminato. Per i comuni  con  popolazione  superiore  a
          100.000 abitanti e inferiore o pari a 250.000  abitanti  il
          limite massimo di cui al primo periodo del  presente  comma
          puo' essere elevato fino al 13 per  cento  della  dotazione
          organica della qualifica dirigenziale a tempo indeterminato
          a valere sulle ordinarie facolta' per le assunzioni a tempo
          indeterminato. Si applica quanto previsto dal comma  6-bis.
          In via transitoria,  con  provvedimento  motivato  volto  a
          dimostrare  che  il  rinnovo  sia  indispensabile  per   il
          corretto svolgimento delle funzioni essenziali degli  enti,
          i limiti di cui al presente comma possono essere  superati,
          a valere sulle  ordinarie  facolta'  assunzionali  a  tempo
          indeterminato, al fine di rinnovare, per  una  sola  volta,
          gli incarichi in corso alla data di entrata in vigore della
          presente disposizione e in scadenza entro  il  31  dicembre
          2012.   Contestualmente   gli   enti   adottano   atti   di
          programmazione volti ad assicurare, a regime,  il  rispetto
          delle percentuali di cui al presente comma. 
              7. 
              8. Gli incarichi di funzione  dirigenziale  di  cui  al
          comma 3 cessano  decorsi  novanta  giorni  dal  voto  sulla
          fiducia al Governo. 
              9. Degli incarichi di cui  ai  commi  3  e  4  e'  data
          comunicazione al Senato della Repubblica ed alla Camera dei
          deputati, allegando una scheda relativa ai titoli  ed  alle
          esperienze professionali dei soggetti prescelti. 
              10.  I  dirigenti  ai  quali  non   sia   affidata   la
          titolarita' di uffici dirigenziali svolgono,  su  richiesta
          degli  organi  di  vertice  delle  amministrazioni  che  ne
          abbiano  interesse,  funzioni  ispettive,  di   consulenza,
          studio e  ricerca  o  altri  incarichi  specifici  previsti
          dall'ordinamento, ivi compresi quelli presso i  collegi  di
          revisione  degli  enti  pubblici   in   rappresentanza   di
          amministrazioni ministeriali. 
              11. Per la Presidenza del Consiglio dei  ministri,  per
          il  Ministero  degli   affari   esteri   nonche'   per   le
          amministrazioni che esercitano  competenze  in  materia  di
          difesa e sicurezza dello Stato, di polizia e di  giustizia,
          la ripartizione delle attribuzioni tra livelli dirigenziali
          differenti e' demandata ai rispettivi ordinamenti. 
              12. Per il personale di cui all'art.  3,  comma  1,  il
          conferimento  degli  incarichi  di  funzioni   dirigenziali
          continuera'  ad  essere  regolato  secondo   i   rispettivi
          ordinamenti di settore. Restano ferme  le  disposizioni  di
          cui all'art. 2 della legge 10 agosto 2000, n. 246. 
              12-bis.   Le   disposizioni   del   presente   articolo
          costituiscono norme non derogabili dai contratti o  accordi
          collettivi.». 
              -  Si  riporta  il  testo  dell'art.  110  del  decreto
          legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi
          sull'ordinamento degli enti locali): 
              «Art. 110 (Incarichi a contratto). - 1. Lo statuto puo'
          prevedere che la copertura dei posti  di  responsabili  dei
          servizi o degli uffici, di  qualifiche  dirigenziali  o  di
          alta specializzazione, possa avvenire mediante contratto  a
          tempo determinato di diritto pubblico o, eccezionalmente  e
          con  deliberazione  motivata,  di  diritto  privato,  fermi
          restando  i  requisiti   richiesti   dalla   qualifica   da
          ricoprire. 
              2. Il regolamento sull'ordinamento degli uffici  e  dei
          servizi, negli  enti  in  cui  e'  prevista  la  dirigenza,
          stabilisce i limiti, i  criteri  e  le  modalita'  con  cui
          possono essere  stipulati,  al  di  fuori  della  dotazione
          organica, contratti a tempo determinato per i  dirigenti  e
          le  alte  specializzazioni,  fermi  restando  i   requisiti
          richiesti per la qualifica  da  ricoprire.  Tali  contratti
          sono stipulati in misura complessivamente non superiore  al
          5 per cento  del  totale  della  dotazione  organica  della
          dirigenza e dell'area direttiva e comunque per  almeno  una
          unita'. Negli altri enti, il  regolamento  sull'ordinamento
          degli uffici e dei servizi stabilisce i limiti, i criteri e
          le modalita' con cui possono essere stipulati, al di  fuori
          della   dotazione   organica,   solo    in    assenza    di
          professionalita' analoghe presenti  all'interno  dell'ente,
          contratti  a   tempo   determinato   di   dirigenti,   alte
          specializzazioni o funzionari  dell'area  direttiva,  fermi
          restando  i  requisiti  richiesti  per  la   qualifica   da
          ricoprire.  Tali  contratti  sono   stipulati   in   misura
          complessivamente  non  superiore  al  5  per  cento   della
          dotazione  organica  dell'ente  arrotondando  il   prodotto
          all'unita' superiore, o ad una unita' negli  enti  con  una
          dotazione organica inferiore alle 20 unita'. 
              3. I contratti di cui ai precedenti commi  non  possono
          avere durata superiore al mandato elettivo  del  sindaco  o
          del presidente della provincia in  carica.  Il  trattamento
          economico,  equivalente  a  quello  previsto  dai   vigenti
          contratti  collettivi  nazionali  e   decentrati   per   il
          personale degli enti locali,  puo'  essere  integrato,  con
          provvedimento motivato della giunta, da una  indennita'  ad
          personam,   commisurata   alla   specifica   qualificazione
          professionale e culturale, anche  in  considerazione  della
          temporaneita' del rapporto e delle  condizioni  di  mercato
          relative  alle  specifiche  competenze  professionali.   Il
          trattamento economico e l'eventuale indennita' ad  personam
          sono definiti  in  stretta  correlazione  con  il  bilancio
          dell'ente e non vanno imputati al costo contrattuale e  del
          personale. 
              4. Il contratto  a  tempo  determinato  e'  risolto  di
          diritto nel caso in cui l'ente locale dichiari il  dissesto
          o  venga  a  trovarsi  nelle   situazioni   strutturalmente
          deficitarie. 
              5.  Il  rapporto  di  impiego  del  dipendente  di  una
          pubblica amministrazione e' risolto di diritto con  effetto
          dalla data di decorrenza del contratto stipulato con l'ente
          locale  ai  sensi  del  comma   2.   L'amministrazione   di
          provenienza  dispone,  subordinatamente  alla  vacanza  del
          posto in organico  o  dalla  data  in  cui  la  vacanza  si
          verifica, la riassunzione del dipendente qualora lo  stesso
          ne faccia richiesta  entro  i  30  giorni  successivi  alla
          cessazione del rapporto di lavoro  a  tempo  determinato  o
          alla data di disponibilita' del posto in organico. 
              6.  Per  obiettivi  determinati  e  con  convenzioni  a
          termine,  il  regolamento  puo'  prevedere   collaborazioni
          esterne ad alto contenuto di professionalita'.». 
              - Si riporta  il  testo  dell'art.  54-bis  del  citato
          decreto legislativo n. 165 del 2001: 
              «Art.  54-bis  (Tutela  del  dipendente  pubblico   che
          segnala illeciti). - 1. Fuori dei casi di responsabilita' a
          titolo di calunnia o diffamazione,  ovvero  per  lo  stesso
          titolo ai  sensi  dell'art.  2043  del  codice  civile,  il
          pubblico dipendente che denuncia all'autorita'  giudiziaria
          o  alla  Corte  dei  conti,  ovvero  riferisce  al  proprio
          superiore gerarchico condotte illecite di cui sia venuto  a
          conoscenza in ragione del  rapporto  di  lavoro,  non  puo'
          essere sanzionato, licenziato o sottoposto  ad  una  misura
          discriminatoria, diretta o indiretta, avente effetti  sulle
          condizioni di lavoro per motivi  collegati  direttamente  o
          indirettamente alla denuncia. 
              2.   Nell'ambito   del    procedimento    disciplinare,
          l'identita' del segnalante non puo' essere rivelata,  senza
          il suo consenso, sempre che la contestazione  dell'addebito
          disciplinare  sia  fondata  su  accertamenti   distinti   e
          ulteriori   rispetto   alla   segnalazione.   Qualora    la
          contestazione sia fondata,  in  tutto  o  in  parte,  sulla
          segnalazione, l'identita' puo' essere rivelata ove  la  sua
          conoscenza sia assolutamente indispensabile per  la  difesa
          dell'incolpato. 
              3. L'adozione di misure discriminatorie e' segnalata al
          Dipartimento della funzione pubblica, per  i  provvedimenti
          di  competenza,  dall'interessato  o  dalle  organizzazioni
          sindacali maggiormente rappresentative nell'amministrazione
          nella quale le stesse sono state poste in essere. 
              4. La denuncia e' sottratta all'accesso previsto  dagli
          articoli 22 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241, e
          successive modificazioni.». 
                               Art. 14 
 
 
                  Contratti ed altri atti negoziali 
 
  1. Nella conclusione di accordi e negozi e  nella  stipulazione  di
contratti per  conto  dell'amministrazione,  nonche'  nella  fase  di
esecuzione degli stessi, il dipendente non ricorre  a  mediazione  di
terzi, ne' corrisponde o promette ad  alcuno  utilita'  a  titolo  di
intermediazione, ne' per facilitare o aver facilitato la  conclusione
o l'esecuzione del contratto. Il presente comma  non  si  applica  ai
casi in cui l'amministrazione abbia deciso di ricorrere all'attivita'
di intermediazione professionale. 
  2. Il dipendente  non  conclude,  per  conto  dell'amministrazione,
contratti  di   appalto,   fornitura,   servizio,   finanziamento   o
assicurazione con imprese con le quali abbia  stipulato  contratti  a
titolo privato o ricevuto altre utilita' nel biennio  precedente,  ad
eccezione di quelli conclusi ai sensi dell'articolo 1342  del  codice
civile. Nel caso  in  cui  l'amministrazione  concluda  contratti  di
appalto, fornitura,  servizio,  finanziamento  o  assicurazione,  con
imprese con le quali il dipendente abbia concluso contratti a  titolo
privato o ricevuto altre utilita' nel biennio precedente,  questi  si
astiene  dal  partecipare  all'adozione  delle  decisioni   ed   alle
attivita' relative all'esecuzione del  contratto,  redigendo  verbale
scritto di tale astensione da conservare agli atti dell'ufficio. 
  3. Il dipendente che  conclude  accordi  o  negozi  ovvero  stipula
contratti a titolo privato, ad eccezione di quelli conclusi ai  sensi
dell'articolo  1342  del  codice  civile,  con  persone   fisiche   o
giuridiche  private  con  le  quali  abbia  concluso,   nel   biennio
precedente, contratti di appalto, fornitura, servizio,  finanziamento
ed assicurazione, per  conto  dell'amministrazione,  ne  informa  per
iscritto il dirigente dell'ufficio. 
  4. Se nelle situazioni di cui ai commi 2 e 3 si trova il dirigente,
questi informa per iscritto il dirigente apicale  responsabile  della
gestione del personale. 
  5. Il dipendente  che  riceva,  da  persone  fisiche  o  giuridiche
partecipanti  a   procedure   negoziali   nelle   quali   sia   parte
l'amministrazione,   rimostranze   orali   o   scritte   sull'operato
dell'ufficio  o  su  quello  dei  propri  collaboratori,  ne  informa
immediatamente,  di  regola  per  iscritto,  il   proprio   superiore
gerarchico o funzionale. 
 
Note all'art. 14: 
              - Si riporta l'art. 1342 del Codice civile: 
              «Art.  1342  (Contratto  concluso  mediante  moduli   o
          formulari).  -   Nei   contratti   conclusi   mediante   la
          sottoscrizione di moduli  o  formulari  ,  predisposti  per
          disciplinare  in  maniera  uniforme  determinati   rapporti
          contrattuali,  le  clausole  aggiunte  al   modulo   o   al
          formulario prevalgono su quelle del modulo o del formulario
          qualora siano  incompatibili  con  esse,  anche  se  queste
          ultime non sono state cancellate. 
              - Si osserva inoltre la disposizione del secondo  comma
          dell'articolo precedente .». 
                               Art. 15 
 
 
            Vigilanza, monitoraggio e attivita' formative 
 
  1. Ai sensi dell'articolo 54, comma 6, del decreto  legislativo  30
marzo 2001, n. 165, vigilano sull'applicazione del presente Codice  e
dei codici di comportamento adottati dalle singole amministrazioni, i
dirigenti  responsabili  di  ciascuna  struttura,  le  strutture   di
controllo interno e gli uffici etici e di disciplina. 
  2. Ai fini dell'attivita' di vigilanza e monitoraggio prevista  dal
presente  articolo,  le  amministrazioni  si  avvalgono  dell'ufficio
procedimenti disciplinari istituito ai  sensi  dell'articolo  55-bis,
comma 4,  del  decreto  legislativo  n.  165  del  2001  che  svolge,
altresi', le funzioni dei comitati o uffici etici eventualmente  gia'
istituiti. 
  3. Le attivita' svolte ai sensi del presente articolo  dall'ufficio
procedimenti disciplinari si  conformano  alle  eventuali  previsioni
contenute nei piani di prevenzione della  corruzione  adottati  dalle
amministrazioni ai sensi dell'articolo 1,  comma  2,  della  legge  6
novembre 2012, n. 190.  L'ufficio  procedimenti  disciplinari,  oltre
alle funzioni disciplinari di cui all'articolo 55-bis e seguenti  del
decreto legislativo n. 165 del 2001, cura l'aggiornamento del  codice
di comportamento dell'amministrazione, l'esame delle segnalazioni  di
violazione dei codici di comportamento, la  raccolta  delle  condotte
illecite accertate e  sanzionate,  assicurando  le  garanzie  di  cui
all'articolo 54-bis del decreto  legislativo  n.  165  del  2001.  Il
responsabile della prevenzione della corruzione  cura  la  diffusione
della conoscenza dei codici di comportamento nell'amministrazione, il
monitoraggio annuale sulla loro attuazione,  ai  sensi  dell'articolo
54,  comma  7,  del  decreto  legislativo  n.  165   del   2001,   la
pubblicazione  sul   sito   istituzionale   e   della   comunicazione
all'Autorita' nazionale anticorruzione, di cui all'articolo 1,  comma
2,  della  legge  6  novembre  2012,  n.  190,  dei   risultati   del
monitoraggio. Ai fini dello svolgimento delle attivita' previste  dal
presente  articolo,  l'ufficio  procedimenti  disciplinari  opera  in
raccordo con il responsabile della prevenzione di cui all'articolo 1,
comma 7, della legge n. 190 del 2012. 
  4. Ai  fini  dell'attivazione  del  procedimento  disciplinare  per
violazione  dei  codici  di  comportamento,  l'ufficio   procedimenti
disciplinari puo'  chiedere  all'Autorita'  nazionale  anticorruzione
parere facoltativo secondo quanto stabilito dall'articolo 1, comma 2,
lettera d), della legge n. 190 del 2012. 
  5.  Al  personale  delle  pubbliche  amministrazioni  sono  rivolte
attivita' formative in  materia  di  trasparenza  e  integrita',  che
consentano ai dipendenti  di  conseguire  una  piena  conoscenza  dei
contenuti del  codice  di  comportamento,  nonche'  un  aggiornamento
annuale e sistematico sulle misure e sulle  disposizioni  applicabili
in tali ambiti. 
  6. Le Regioni e gli enti  locali,  definiscono,  nell'ambito  della
propria  autonomia  organizzativa,  le  linee  guida  necessarie  per
l'attuazione dei principi di cui al presente articolo. 
  7. Dall'attuazione delle disposizioni  del  presente  articolo  non
devono derivare  nuovi  o  maggiori  oneri  a  carico  della  finanza
pubblica. Le amministrazioni  provvedono  agli  adempimenti  previsti
nell'ambito  delle  risorse   umane,   finanziarie,   e   strumentali
disponibili a legislazione vigente. 
 
Note all'art. 15: 
              - Per il testo dell'art. 54 del decreto legislativo  n.
          165 del 2001, si veda nelle note alle premesse. 
              - Si riporta  il  testo  dell'art.  55-bis  del  citato
          decreto legislativo n. 165 del 2001: 
              «Art.  55-bis  (Forme  e   termini   del   procedimento
          disciplinare). - 1. Per le infrazioni di  minore  gravita',
          per  le  quali  e'  prevista  l'irrogazione   di   sanzioni
          superiori  al  rimprovero   verbale   ed   inferiori   alla
          sospensione dal servizio con privazione della  retribuzione
          per piu' di dieci giorni, il procedimento disciplinare,  se
          il responsabile della struttura ha qualifica  dirigenziale,
          si svolge secondo le disposizioni del comma  2.  Quando  il
          responsabile della struttura non ha qualifica  dirigenziale
          o comunque per le infrazioni  punibili  con  sanzioni  piu'
          gravi di quelle indicate nel primo periodo, il procedimento
          disciplinare si svolge secondo le disposizioni del comma 4.
          Alle infrazioni per le  quali  e'  previsto  il  rimprovero
          verbale si applica la disciplina  stabilita  dal  contratto
          collettivo. 
              2. Il responsabile, con qualifica  dirigenziale,  della
          struttura in cui il dipendente lavora, anche  in  posizione
          di  comando  o  di  fuori  ruolo,  quando  ha  notizia   di
          comportamenti   punibili   con   taluna   delle    sanzioni
          disciplinari di  cui  al  comma  1,  primo  periodo,  senza
          indugio e comunque non  oltre  venti  giorni  contesta  per
          iscritto l'addebito al dipendente medesimo e lo convoca per
          il contraddittorio a sua difesa, con l'eventuale assistenza
          di   un   procuratore   ovvero   di    un    rappresentante
          dell'associazione sindacale cui il  lavoratore  aderisce  o
          conferisce  mandato,  con  un  preavviso  di  almeno  dieci
          giorni. Entro il termine fissato, il dipendente  convocato,
          se  non  intende  presentarsi,  puo'  inviare  una  memoria
          scritta o, in  caso  di  grave  ed  oggettivo  impedimento,
          formulare  motivata  istanza  di  rinvio  del  termine  per
          l'esercizio   della   sua   difesa.   Dopo   l'espletamento
          dell'eventuale   ulteriore   attivita'   istruttoria,    il
          responsabile della struttura conclude il procedimento,  con
          l'atto di archiviazione o di  irrogazione  della  sanzione,
          entro sessanta giorni dalla contestazione dell'addebito. In
          caso di differimento superiore a dieci giorni del termine a
          difesa, per impedimento del dipendente, il termine  per  la
          conclusione  del  procedimento  e'  prorogato   in   misura
          corrispondente. Il differimento puo'  essere  disposto  per
          una sola volta nel corso del  procedimento.  La  violazione
          dei termini stabiliti  nel  presente  comma  comporta,  per
          l'amministrazione, la  decadenza  dall'azione  disciplinare
          ovvero, per il dipendente, dall'esercizio  del  diritto  di
          difesa. 
              3. Il responsabile della struttura, se non ha qualifica
          dirigenziale ovvero se la sanzione  da  applicare  e'  piu'
          grave di quelle di cui al comma 1, primo periodo, trasmette
          gli atti, entro cinque  giorni  dalla  notizia  del  fatto,
          all'ufficio individuato  ai  sensi  del  comma  4,  dandone
          contestuale comunicazione all'interessato. 
              4.  Ciascuna  amministrazione,   secondo   il   proprio
          ordinamento,   individua   l'ufficio   competente   per   i
          procedimenti disciplinari ai sensi  del  comma  1,  secondo
          periodo.  Il  predetto  ufficio  contesta   l'addebito   al
          dipendente, lo convoca per il contraddittorio a sua difesa,
          istruisce  e  conclude  il  procedimento   secondo   quanto
          previsto nel comma 2, ma, se la sanzione  da  applicare  e'
          piu' grave di quelle di cui al comma 1, primo periodo,  con
          applicazione di  termini  pari  al  doppio  di  quelli  ivi
          stabiliti  e  salva  l'eventuale   sospensione   ai   sensi
          dell'art.  55-ter.  Il   termine   per   la   contestazione
          dell'addebito decorre dalla data di  ricezione  degli  atti
          trasmessi ai sensi del comma  3  ovvero  dalla  data  nella
          quale   l'ufficio   ha   altrimenti    acquisito    notizia
          dell'infrazione, mentre la decorrenza del  termine  per  la
          conclusione del procedimento resta  comunque  fissata  alla
          data di prima acquisizione della  notizia  dell'infrazione,
          anche se avvenuta da parte del responsabile della struttura
          in cui il dipendente lavora. La violazione dei  termini  di
          cui al presente comma comporta, per  l'amministrazione,  la
          decadenza   dall'azione   disciplinare   ovvero,   per   il
          dipendente, dall'esercizio del diritto di difesa. 
              5. Ogni comunicazione al  dipendente,  nell'ambito  del
          procedimento  disciplinare,  e'  effettuata  tramite  posta
          elettronica certificata, nel  caso  in  cui  il  dipendente
          dispone di idonea casella di posta, ovvero tramite consegna
          a mano. Per le comunicazioni successive alla  contestazione
          dell'addebito, il dipendente puo'  indicare,  altresi',  un
          numero di fax, di cui egli o il suo  procuratore  abbia  la
          disponibilita'.  In   alternativa   all'uso   della   posta
          elettronica  certificata  o  del  fax  ed  altresi'   della
          consegna a mano, le comunicazioni sono  effettuate  tramite
          raccomandata postale con ricevuta di ritorno. Il dipendente
          ha  diritto   di   accesso   agli   atti   istruttori   del
          procedimento. E' esclusa l'applicazione di termini  diversi
          o  ulteriori  rispetto  a  quelli  stabiliti  nel  presente
          articolo. 
              6. Nel corso dell'istruttoria, il capo della  struttura
          o  l'ufficio  per  i  procedimenti   disciplinari   possono
          acquisire da altre amministrazioni pubbliche informazioni o
          documenti rilevanti per la definizione del procedimento. La
          predetta attivita' istruttoria non determina la sospensione
          del procedimento, ne' il differimento dei relativi termini. 
              7.   Il   lavoratore   dipendente   o   il   dirigente,
          appartenente   alla   stessa    amministrazione    pubblica
          dell'incolpato o ad una diversa, che, essendo a  conoscenza
          per ragioni  di  ufficio  o  di  servizio  di  informazioni
          rilevanti  per  un  procedimento  disciplinare  in   corso,
          rifiuta,  senza  giustificato  motivo,  la   collaborazione
          richiesta  dall'autorita'  disciplinare  procedente  ovvero
          rende  dichiarazioni  false  o   reticenti,   e'   soggetto
          all'applicazione,   da   parte   dell'amministrazione    di
          appartenenza, della sanzione disciplinare della sospensione
          dal servizio con privazione della retribuzione, commisurata
          alla gravita' dell'illecito contestato al dipendente,  fino
          ad un massimo di quindici giorni. 
              8. In caso di trasferimento del dipendente, a qualunque
          titolo,   in   un'altra   amministrazione   pubblica,    il
          procedimento  disciplinare  e'  avviato  o  concluso  o  la
          sanzione e' applicata presso quest'ultima. In tali  casi  i
          termini  per  la  contestazione  dell'addebito  o  per   la
          conclusione del  procedimento,  se  ancora  pendenti,  sono
          interrotti  e  riprendono  a  decorrere   alla   data   del
          trasferimento. 
              9.  In  caso  di  dimissioni  del  dipendente,  se  per
          l'infrazione  commessa  e'   prevista   la   sanzione   del
          licenziamento  o  se  comunque   e'   stata   disposta   la
          sospensione  cautelare  dal   servizio,   il   procedimento
          disciplinare ha egualmente corso  secondo  le  disposizioni
          del presente articolo e le determinazioni  conclusive  sono
          assunte ai fini degli effetti giuridici non preclusi  dalla
          cessazione del rapporto di lavoro.». 
              - Si riporta l'art. 1, comma 2, della legge 6  novembre
          2012,  n.  190  (Disposizioni  per  la  prevenzione  e   la
          repressione  della  corruzione  e  dell'illegalita'   nella
          pubblica amministrazione): 
              «Art.  1  (Disposizioni  per  la   prevenzione   e   la
          repressione  della  corruzione  e  dell'illegalita'   nella
          pubblica amministrazione). - 1. (Omissis). 
              2. La Commissione per la valutazione, la trasparenza  e
          l'integrita'  delle  amministrazioni  pubbliche,   di   cui
          all'art. 13 del decreto legislativo  27  ottobre  2009,  n.
          150, e  successive  modificazioni,  di  seguito  denominata
          «Commissione»,    opera    quale    Autorita'     nazionale
          anticorruzione, ai sensi del comma 1 del presente articolo.
          In particolare, la Commissione: 
                a) collabora con i  paritetici  organismi  stranieri,
          con   le   organizzazioni   regionali   ed   internazionali
          competenti; 
                b)  approva   il   Piano   nazionale   anticorruzione
          predisposto dal Dipartimento della  funzione  pubblica,  di
          cui al comma 4, lettera c); 
                c) analizza le cause e i fattori della  corruzione  e
          individua  gli  interventi  che  ne  possono  favorire   la
          prevenzione e il contrasto; 
                d) esprime pareri facoltativi agli organi dello Stato
          e a tutte le amministrazioni pubbliche di cui  all'art.  1,
          comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.  165,  e
          successive modificazioni, in materia di conformita' di atti
          e comportamenti dei  funzionari  pubblici  alla  legge,  ai
          codici  di  comportamento  e  ai  contratti,  collettivi  e
          individuali, regolanti il rapporto di lavoro pubblico; 
                e)  esprime  pareri   facoltativi   in   materia   di
          autorizzazioni, di cui all'art. 53 del decreto  legislativo
          30 marzo 2001, n. 165,  e  successive  modificazioni,  allo
          svolgimento di incarichi esterni  da  parte  dei  dirigenti
          amministrativi dello Stato e degli enti pubblici nazionali,
          con  particolare  riferimento  all'applicazione  del  comma
          16-ter, introdotto dal comma 42, lettera l),  del  presente
          articolo; 
                f)   esercita   la   vigilanza   e    il    controllo
          sull'effettiva applicazione e sull'efficacia  delle  misure
          adottate dalle pubbliche amministrazioni ai sensi dei commi
          4 e 5 del presente articolo e  sul  rispetto  delle  regole
          sulla trasparenza  dell'attivita'  amministrativa  previste
          dai commi da 15 a 36 del presente articolo  e  dalle  altre
          disposizioni vigenti; 
                g) riferisce al Parlamento, presentando una relazione
          entro il 31 dicembre di  ciascun  anno,  sull'attivita'  di
          contrasto  della  corruzione   e   dell'illegalita'   nella
          pubblica    amministrazione    e    sull'efficacia    delle
          disposizioni vigenti in materia. 
              3-83 - (Omissis).». 
Art. 16 
 
 
             Responsabilita' conseguente alla violazione 
                        dei doveri del codice 
 
  1. La  violazione  degli  obblighi  previsti  dal  presente  Codice
integra comportamenti contrari ai doveri d'ufficio. Ferme restando le
ipotesi  in  cui  la  violazione  delle  disposizioni  contenute  nel
presente Codice, nonche' dei doveri e  degli  obblighi  previsti  dal
piano  di  prevenzione  della   corruzione,   da'   luogo   anche   a
responsabilita'  penale,  civile,  amministrativa  o  contabile   del
pubblico dipendente, essa e' fonte  di  responsabilita'  disciplinare
accertata all'esito del procedimento disciplinare, nel  rispetto  dei
principi di gradualita' e proporzionalita' delle sanzioni. 
  2. Ai fini della  determinazione  del  tipo  e  dell'entita'  della
sanzione disciplinare concretamente  applicabile,  la  violazione  e'
valutata  in  ogni  singolo  caso  con  riguardo  alla  gravita'  del
comportamento eall'entita' del pregiudizio, anche morale,  derivatone
al decoro o al prestigio  dell'amministrazione  di  appartenenza.  Le
sanzioni  applicabili  sono  quelle   previste   dalla   legge,   dai
regolamenti e dai contratti collettivi, incluse  quelle  espulsiveche
possono essere applicate esclusivamente  nei  casi,  da  valutare  in
relazione alla gravita', di violazione delle disposizioni di cui agli
articoli 4, qualora concorrano la non modicita' del valore del regalo
o delle altre utilita' e l'immediata correlazione  di  questi  ultimi
con il compimento di un atto o di un'attivita'  tipici  dell'ufficio,
5, comma 2, 14, comma 2, primo periodo, valutata ai sensi  del  primo
periodo. La  disposizione  di  cui  al  secondo  periodo  si  applica
altresi' nei casi di recidiva negli illeciti di cui agli articoli  4,
comma 6, 6, comma 2, esclusi i conflitti meramente potenziali, e  13,
comma 9, primo periodo.  I  contratti  collettivi  possono  prevedere
ulteriori criteri di individuazione  delle  sanzioni  applicabili  in
relazione alle tipologie di violazione del presente codice. 
  3. Resta ferma la comminazione del  licenziamento  senza  preavviso
per i casi gia' previsti dalla legge, dai regolamenti e dai contratti
collettivi. 
  4. Restano fermi gli ulteriori obblighi e le conseguenti ipotesi di
responsabilita' disciplinare  dei  pubblici  dipendenti  previsti  da
norme di legge, di regolamento o dai contratti collettivi. 
                               Art. 17 
 
 
                  Disposizioni finali e abrogazioni 
 
  1. Le amministrazioni danno la piu' ampia  diffusione  al  presente
decreto, pubblicandolo sul  proprio  sito  internet  istituzionale  e
nella rete intranet, nonche' trasmettendolo tramite e-mail a tutti  i
propri  dipendenti  e  ai  titolari  di  contratti  di  consulenza  o
collaborazione a qualsiasi titolo, anche professionale,  ai  titolari
di organi e di incarichi negli uffici di diretta  collaborazione  dei
vertici politici dell'amministrazione,  nonche'  ai  collaboratori  a
qualsiasi titolo,  anche  professionale,  di  imprese  fornitrici  di
servizi   in    favore    dell'amministrazione.    L'amministrazione,
contestualmente alla sottoscrizione del contratto  di  lavoro  o,  in
mancanza, all'atto  di  conferimento  dell'incarico,  consegna  e  fa
sottoscrivere ai nuovi assunti,  con  rapporti  comunque  denominati,
copia del codice di comportamento. 
  2. Le amministrazioni danno la piu' ampia diffusione ai  codici  di
comportamento da ciascuna definiti ai sensi dell'articolo  54,  comma
5, del citato decreto legislativo n. 165 del 2001 secondo le medesime
modalita' previste dal comma 1 del presente articolo. 
  3. Il decreto del Ministro per la  funzione  pubblica  in  data  28
novembre 2000 recante "Codice di comportamento dei  dipendenti  delle
pubbliche amministrazioni", pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 84
del 10 aprile 2001, e' abrogato. 
  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare. 
    Dato a Roma addi', 16 aprile 2013 
 
                             NAPOLITANO 
 
 
                                Monti, Presidente del  Consiglio  dei
                                Ministri 
 
                                Patroni  Griffi,  Ministro   per   la
                                pubblica   amministrazione    e    la
                                semplificazione 
 
 
Visto, il Guardasigilli: Severino 

Registrato alla Corte dei conti il 23 maggio 2013 
Registro n. 4, foglio n. 300 
Visite: 1623